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COLOMBO Angiolo Cesare
a Milano (°1846)

1857

"Ci facciamo premure di pubblicare il seguente articolo rguardante i Pianoforti di costruzione di Angelo Cesare Colombo di Milano, a inizio incontrastato che l'industria italiana progredisce rapidamente innanzi.

PIANO-FORTI ITALIANI (*) Le fabbriche sono in Vimercate ed in Milano Contrada Santo Mattia alla Moneta N.° 3134.)

Vorrei che al pubblico andasse a grado, quanto, nell'intendimento di essere sentito ed incoraggiato vieppiù, vado lieto di quì annunziare.

Sono già scorsi alcuni anni dacchè in unione a mio fratello Carlo attivai una fabbrica di Pianoforti in Vimercate. Quantunque ognor privo delle materie le più necessarie ond'essere certo di buon risultato, il desiderio di veder fiorire tal arte anche nel nostro paese, diedemi coraggio a sorpassare tanti altri ostacoli di contrarie prevenzioni, ostinati pregiudizi, opposti interessi ed inveterate abitudini, e pervenni a produrre istromenti che poterono soddisfare.

Le numerose commissioni avute anche per parte dell'estero, il giudizio pronunciato dall'istituto Lombardo di Scienze Lettere ed Arti su di un Pianoforte verticale inviato all'esposizione nel 1851, la medaglia d'argento con giudizio sospeso per premio maggiore, concessami dall'Istituto medesimo nel 1855, la commissione avuta nello stesso anno di quaranta Pianoforti pel sig. Ettore Guimet, il lusinghiero giudizio ottenuto dai distinti sigg. Angeleri, Langalli e Bianchi, che richiesi del loro parere su diversi miei Strumenti, e finalmente l'incarico di costruire 100 Pianoforti per conto dell'intelligente ed onesto negoziante di tali istromenti sig. Giuseppe Camploy di Venezia, m'incoraggiarono e mi persuasero ad un tempo dell'assoluta convenienza d'ampliarne l'impresa.

Per ottenere tale intento invitai detto sig. Camploy a convertire la sua commissione in una regolare associazione, a cui egli buon grado acconsentì riconoscendo impresa dignitosa il tentativo di redimere la patria della musica da una dura dipendenza.

Appena ottenuto sì efficace appoggio, volli visitare le più distinte fabbriche straniere, provvedere all'origine le materie occorrenti alla fabbricazione e procurarmi abili operaj.

Talchè ritengo di poter conscienziosamente assicurare chiunque altri mi onorasse di commissioni, che i prodotti della società Colombo-Camploy non mancheranno di verun requisito, che garantir possa, colla economia degli acquirenti, una parità di esito anche in confronto agli stromenti esteri ai quali soli fino ad ora si è data una speciale deferenza sicchè di essi tante volte si desiderasse, più il nome straniero che la bontà reale.

In pari tempo trovo anche di annunciare al pubblico una mia nuova invenzione di Piano Forte Doppio, il quale offre ai pianisti vasto campo per cavare a volontà la più grande espressione. Mi sia dunque lecito sperare che fra poco ognuno dirà che anche in Italia si fanno buoni e solidi Pianoforti, e che non si copia soltanto. ANGIELO CESARE COLOMBO." Il Buon Gusto, 21/04/1857, p. 138 - Vedi CAMPLOY

1858

  "Invitati dal sig. Colombo Angelo-Cesare a dare il nostro parere sul merito intrinseco del piano-forti ch'egli va ora fabbricando, ed in particolare sul meccanismo per piano a coda di sua recente invenzione, dopo ripetuto e scrupoloso esame, dichiariamo essere assai pregevole detto meccanismo per le seguenti prerogative: Percossa misurata del martello che permette al pianista di suonare con melta forza senza tema d'incontrare il disgusto di voci aspre, facili scordature e rotture di corde; Agevolezza di ottenere il pianissimo per peso sempre eguale del tasto dal primo tocco sino a compiuta pressione; Prontezza bastante per qualsiasi passo d'agilità; Semplicità e movimento senza attrito, che ci fanno sicuri di lunga durata e facile riparazione di esso meccanismo.

Dichiariamo pure lodevolissimo il sistema di costruzione del piano forte, in cui, il ferro è sostituito a gran parte del legno con vantaggio non solo della solidità dell'istrumento, ma anche del suono, che riesce omogeneo, forte ed eguale in tutte le sette ottave, tante nei piani a coda che nei verticali.

Talchè, il meccanismo d'invenzione Colombo, per una ragione o per l'altra, sembraci preferibile ai finora conosciuti. Ed il sistema di far uso di molto ferro, l'importanza della fabbrica che permette la divisione del lavoro, e la perfetta di lui esecuzione, darebbero sufficiente caparra di buona riuscita dei piano-forti Colombo e C., se già non si conoscessero da vari anni, istrumenti che onorano il nostro paese.

Angeleri Antonio, professore di piano-forte nell'I. R. Conservatorio di musica.

Bianchi Antonio, professore di piano-forte. Erba Luigi, professore di piano-forte. Fasanotti Filippo, professore di piano forte. Fumagalli Disma. professore di piano forte nell'I. R. Conservatorio di musica, membro onorario dell' Accademia di Santa Cecilia in Roma. Sangalli Francesco, professore di piano forte nell' I. R. Conservatorio di musica. Andreoli Carlo, e Brison Adele, pianisti.

Colla pubblicazione del qui esposto giudizio emesso da quegli esimi cultori dell'arte musi cale, altro io non mi propongo, se non che dimostrare ai miei concittadini e compatriotti, come lungi dal riposarmi all'ombra delle onorevoli testimonianze già più volte compartitemi dall'Istituto Lombardo, sia invece da una inquieta smania trascinato ad agire ed agire costantemente, persuaso che in nessun altro miglior modo io possa attestare la mia gratitudine verso chi in sorregge col consiglio e colla bene volenza, se non perfezionando ognor più i miei prodotti.

Non è all'onore delle medaglie e dei premi ch'io aspiro. Essi, del pari che le attestazioni dei pe riti nell'arte e nella scienza musicale, non sono per me che mezzi onde ottenere la confidenza e la stima dei meno pratici e di quelli che per sè non potrebbero dare giudizio competente sul merito delle mie fatiche.

E la confidenza e la stima del mio paese mi sono necessarie a raggiungere quell'unico fine, il quale solo sono diretti i miei sforzi, voglio dire la soddisfazione di contribuire a sottrarre la patria comune dal pregiudizio del forestierismo.

Io non mi voglio dissimulare le gravi difficoltà che a questo mio pensiero si attraversano. So pur troppo, come sin qui una incontrastabile superiorità ed eccellenza dei piano-forti stranieri sui nostrali, indusse nell'animo tale persuasione della nostra inferiorità, da abbandonare quasi totalmente ai forestieri questo per noi importantissimo ramo d'industria.

Che se tale motivo si vorrà aggiungere, e il limitato nostro spirito d'associazione, pur necessario alle intraprese che da mezzo secolo intorpidisce e snerva ogni slancio nazionale in grande scala, e quel che è peggio, la vanità della moda, si avrà ragione più che sufficiente per giustificare la meschina riuscita delle nostre fabbriche fino ad ora.

Ma, per verità, parmi strano che l'Italia, la terra prediletta della musica, la maestra inarrivabile nell'arte di fabbricare ogni altra sorta d' istrumenti musicali, sia da taluni ritenuta incapace di dare una buona fabbrica di piano-forti.

Animato pertanto dalla gelosia dell'onor naziomale e da una giusta emulazione, incoraggiato dalla crescente simpatia di cui m' onora il mio paese, e mercè la quale ho potuto attivare una fabbrica capace di fornire il rilevante numero di oltre 150 piano forti all'anno, e conoscendo per pratica come nell'arte alla quale mi sono accinto sin da fanciullo più vi si addentra e più si scorge la pochezza del già fatto in relazione a quanto rimarrebbe a farsi, non curai risparmio di tempo, di fatica e di studio, nel trar profitto dall'esperienza dei più fortunati fabbricatori, adottando i pregi, correggendone i difetti, e non che attenermi alla sola meccanica, cercai con accurate osservazioni di spiare entro i più reconditi misteri dell'acustica.

Nè mi arresterò fino a che, con progressivi miglioramenti, ridotta la mia manifattura, non solo a non temere il confronto della più distinta manifatture oltremontana, ma fors'anche a superarla, avrò nel medesimo tempo condotti a ponderata riflessione anche quelli che per contratta abitudine di considerarci da meno dei forestieri, senza cattiva intenzione e quasi non volendolo, fanno ingiustizia ai prodotti nazionali.

Me felice poi, se potrò giungere ad imporre silenzio a quei pochi ma perpetui detrattori di quanto sa di patrio, pei quali, il solo nome di manifattura nazionale è titolo all'ostracismo.

Che se per trista sorte non arrivassi ad effettuare per intero il mio disegno, vaglianmi almeno presso i miei compatriotti la rettitudine dell'intenzione e la buona volontà, COLOMBO ANGELO-CESARE fabbricatore di piano-forti in unione al fratello Carlo ed a G. Camploy. In Vimercate (nella provincia milanese). – In Milano, contrada S. Mattia alla Moneta n. 4. In Venezia, a S. Paterniano n. 4023." Il Ferroviano. Giornale delle strade ferrate Europee. Redattore Giocomo Lombroso, 1858, p. 14

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